PSYKHE |
... even an end has a start
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Ieri sera non avevo fantasia di dormire e così saltando di canale in canale mi sono messa a guardare questo film. Non ho capito un granchè della storia perchè era iniziato da un pò ma almeno non era uno di quei film incentrati su sparatorie, sangue e sesso. Per carità, mica che ci trovi niente di male! Solo che se devo vedere un film preferisco seguire una storia. E poi, a dirla tutta, le scene erotiche che presentano fanno ridere più che eccitare. Almeno me. Ste fiche di legno che hanno la sensualità de 'n blocco de tufo. St'omini più tirati delle femmine. Prese e movenze che a me non verrebbero in mente manco in preda a un raptus o in seguito a dieci anni de carestia! Vabbè, comunque parlavo del film.
C'era un'attrice molto molto carina che ho poi scopero chiamarsi Mastrantonio. Era così tenera! Tutto il film è valso solo per la sua presenza. Ci sono state due scene in particolare in cui mi sono sentita così coinvolta, così rapita... ci mancava poco che mi mettessi a parlare col televisore, che le emozioni che provavo tramite la sua recitazione non le esternassi, tanto erano forti.
Lei si era innamorata di uno dei protagonisti. Lui aveva finto di essere un altro mentre invece era un agente di polizia o qualcosa del genere. Ovviamente lui nello svolgere il suo dovere di uomo dello stato lei ce l'aveva fatta credere ben benino e lei si era innamorata non poco. Lui era anche sposato e da fedele uomo di famiglia oltre che da benefattore della patria mai l'avrebbe lasciata (però per motivi di servizio con la mia attrice intanto smanazzava).
Quando ormai le carte erano state scoperte, quando ormai lei aveva capito che non c'era niente da sperare ma che anzi tutto sarebbe stato meglio che non trovarsi li, in quella situazione c'è questa scena toccante. Lei entra nella camera da letto dove al centro c'è un'ampia doccia a giorno dove il tipo si sta lavando. Lei prende ed entra nella doccia vestita ed inizia a parlargli. Disperatamente determinata ragiona e cerca soluzioni impossibili. In cuor suo sa, ma non desiste, non può, non deve. Quando non c'è più niente da dire lei si spoglia e lo fa con una semplicità sconcertante. E' bellissima da guardare. Lei è li e chiede silenziosa di non essere rifiutata. Di essere presa e accolta. E' un momento struggente. Lei è così fragile ed esposta. Ha avuto così tanto coraggio. Allora quel deficiente ha la creanza di baciarla e si abbraciano e si stringono. E nel frattempo l'acqua la bagna e i suoi ricci si ammorbidiscono e scendono ad incorniciarle il viso.
Alla fine del film, al momento dell'addio, lei è riuscita a catturare l'essenza delle donne che ridono piangendo e spingono via quando le mani trattengono. Commuove ancora ma non è penosa. Tutt'altro. E' molto forte. E' molto fragile. E' quell'essere che puntualmente gli uomini non capiscono. Loro sentono e vedono solo quello che è manifesto. Se la bocca sorride non sono in grado di accorgersi che gli occhi piangono e si disperano. Se la voce dice di andare non si rendono conto che le mani stringono e trattengono. E' stata una scena così bella e al contempo così difficile e penosa per quanto io l'ho sentita vera.
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Ecco. Io non so bene di cosa parlasse il film. So solo che c'era quest'attrice molto brava e carina che mi ha dato tutte queste emozioni. |
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Il condominio era un palazzo di sette piani, io vivevo al quarto. Posso dire che era casa mia da sempre non solo perché c'ero nato e vi avevo vissuto per anni, ma perché prima della mia venuta al mondo ci abitavano i miei genitori, e prima ancora i miei nonni, e ancora prima i miei bisnonni. Un palazzo piuttosto antico, dunque, e l'appartamento sempre lo stesso, sempre quello, con la porta d'ingresso quasi al bordo dell'ampia scala a torciglione interrotto solo dai pianerottoli. Sempre lo stesso appartamento composto da ingresso, quattro grandi stanze, due bagni, la cucina abitabile.
E in tutto quel tempo (centocinquant'anni o forse anche di più) che io avessi saputo, mai una lite con i vicini, mai un diverbio, mai neppure un seppur piccolo, innocuo, insignificante battibecco. La cosa curiosa è che anche i vicini si tramandavano la casa di generazione in generazione, di padre in figlio, proprio come era accaduto a me. E una volta, ricordo ancora oggi, ero ragazzino, una sera a cena mi venne fuori di soprannominarli Re [...]
WATT? | A., il mio vicino di casa.

Rubato da A Mad CatGirl || The Show must go on... | non so che fare -3-
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Il primo nome che esce lo userai come nome della tua band.
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Le ultime 4 o 5 parole della prima citazione saranno il titolo del tuo album.
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La terza immagine, NON IMPORTA QUALE, è la copertina dell'album.
> Vessup Bay Beach | Island Nimbus
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> Palatino Linotype